Quando la polvere

è materia d’arte

Se è vero che i sentieri non esistono, ma si formano camminando, è altrettanto vero che la terra, se unita con sapienza alla forza dell’acqua e alla potenza del fuoco, dà inizio a un percorso che, fra mani sapienti, diventa arte, diventa creazione unica e irripetibile. Da un piccolo laboratorio vicino a casa, che con le sue persiane verdi ha folgorato l’artista nel vivido ricordo della dimora di Monet a Giverny, è nato Leartlab, una fucina dove inventare, ma anche dove raccogliersi e chiudersi, prima di mostrare al mondo ciò che le mani avranno disegnato.
L’artista, come sosteneva Doisneau, è una sorta di medium intuitivo, che coglie dietro l’immagine, altre immagini più suggestive di quelle visibili a tutti.
Parole non relegabili alla sola fotografia, ma espandibili verso altre forme d’arte:
accantonato il pensiero, “il buonsenso” – come suggeriva Picasso – gli istinti, talvolta il tormento, riescono a prevalere, e creare diventa un atto magico, che la materia lentamente disvela fra le mani stupite dell’artista stesso.
È così che l’intento di forgiare un piatto si può tradurre, nel processo creativo, in una delicata ciotola sormontata da un vispo uccellino.
È questa la genesi degli oggetti di design di Leartlab, pezzi esclusivi, plasmati secondo passione, ispirazione, ricerca interiore, abbandono di sé.
E magia.


Una candela che fa una luce calda, la tua voce e le braccia che mi accolgono.
E le belle giornate iniziano così. Nel cuore della sera.

Fabrizio Caramagna –